Una piacevolissima sorpresa, ieri a pranzo, alla TabernaDeiCinqueSensi. Alcuni esponenti dell’Accademia della Cucina italiana, delle sezioni di Ragusa e di Modica, hanno deciso di pranzare da noi. Nulla di ufficiale, sia chiaro, solo un pranzo tra amici, in un ristorante ragusano. Il nostro!

L’occasione era troppo ghiotta per farcela scappare e così, dopo i caffè, ci siamo intrattenuti a parlare di cibo, di cucina, di tradizioni e di tanto altro ancora. Alla fine ne è scaturita una bellissima conoscenza. Una discussione, che abbiamo deciso di mettere nero su bianco.

L’Accademia della Cucina nasce a Milano nel 1953 e con un preciso intento: tutelare e difendere la cucina italiana. Parlare di cucina italiana significa primariamente parlare delle tradizioni regionali, perché ogni regione, ma forse sarebbe meglio dire, ogni territorio ha una sua storia, una precisa specificità, che ritroviamo nei nostri piatti. Come ci spiegano, l’associazione non ha alcuno scopo di lucro. Appassionati, certo, amici, naturalmente che condividono l’amore per la buona cucina.

 

Parlare con i membri dell’Accademia significa disquisire innanzitutto dell’importanza della scelta delle materie prime e ovviamente del rispetto rigoroso dei disciplinari, “perché ogni piatto ci racconta secoli di storia, in ogni piatto possiamo trovare e ritrovare tutta la ricchezza della nostra terra, le tante, tantissime influenze che anno dopo anno hanno reso unica la nostra tavola”, ecco l’importanza del disciplinare, quando si dice cultura culinaria.

Alla fine non poteva mancare la domanda sul come avevano mangiato e su come si erano trovati. L’apprezzamento è stato unanime, parliamo dell’ospitalità e della bontà dei piatti serviti. Dei moscardini hanno apprezzato la leggerezza e l’equilibrio che l’Oste è riuscito a raggiungere, della bottarga hanno esaltato la qualità della materia prima. Dopo di che non si sono voluti sbilanciare, dandoci appuntamento all’articolo che realizzeranno sulla loro rivista, che verrà pubblicata a breve.

Nella foto Vittorio Sartorio, dell’Accademia di Ragusa, e Carlo Ottaviano, dell’Accademia di Modica.